Featured Post

The Poison Papers

The Environmental Protection Agency’s mission statement reads: “to protect human health and the environment.” Ironically, while the EPA ...

Sunday, October 16, 2011

La saga di Assange


Un eroe dell’informazione o il pirata informatico che ha fatto del giornalismo spazzatura? Un cavaliere della verità o un megalomane a caccia di protagonismo mediatico? Un monaco della notizia o uno stupratore di pasionarie? Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks, è stato uno dei personaggi più controversi del 2011. Lui si definisce così: «Se hai qualche problema con me, bè, puoi fotterti. Io sono il cuore e l’anima di questa organizzazione, il fondatore, il filosofo, il portavoce, il primo programmatore, organizzatore, finanziatore e tutto il resto». L’australiano dai capelli di platino, che con WikiLeaks ha messo in ginocchio le diplomazie internazionali, ama le tinte forti e si muove come un cavaliere senza macchia. 

La sua storia è nel libro da oggi in libreria di David Leigh e Luke Harding, i due giornalisti del Guardian che hanno siglato con lui un accordo senza precedenti per pubblicare informazioni riservate della diplomazia americana su alcune delle più importanti testate internazionali. WikiLeaks. La battaglia di Julian Assange contro il segreto di Stato pubblicato dall’editore Nutrimenti ha già fatto scandalo in Inghilterra rivelando la password supersegreta di Assange che è servita per crackare tutti i cablo diplomatici senza filtro. 

Il libro si legge come un thriller, tanto che la Dreamworks di Steven Spielberg ha acquistato i diritti cinematografici. Il modello di riferimento è Tutti gli uomini del Presidente, la pellicola-culto con Robert Redford e Dustin Hoffman sullo scandalo Watergate. Nella storia di WikiLeaks si trovano molti particolari inediti a cominciare da come è stato raggiunto l’accordo segreto, in un hotel belga, per diffondere i segreti militari e diplomatici attraverso Guardian, New York Times e Spiegel. Ma anche aneddoti sconosciuti come quando Assange si è travestito da anziana signora con tanto di parrucca per sfuggire a giornalisti e detective. E, per chi i dispacci di WikiLeaks non li ha mai letti, nell’appendice ce n’è un’ampia scelta. 

«Negli annali del giornalismo c’è poco o forse nulla di paragonabile a questa operazione. Nessuna redazione ha avuto a che fare con un database così enorme composto, secondo le stime, da trecento milioni di parole», scrive nella prefazione il direttore del Guardian, Alan Rusbridger, raccontando la trasformazione di Assange «da anonimo hacker in uno dei personaggi più controversi del mondo, insultato e vituperato ma allo stesso tempo celebrato e adorato come un idolo, poi ricercato, imprigionato e scansato come la peste». Perchè? Perchè è audace, insolente, con il culto della personalità. 

Ma sono armi al servizio di un obiettivo perseguito per anni con determinazione: liberare l’informazione, rendere pubbliche le notizie che i governi vogliono tacere. Per sapere davvero tutta la verità bisognerà ascoltare la voce dell’americano Bradley Manning, il soldatino di 23 anni che è stato la prima vera gola profonda di WikiLeaks. Ma Manning è in carcere da un anno e mezzo. E per ora non può parlare. Non è l’unico mistero che circonda la storia di Assange. Anche il disvelamento della sua mitica password è tutto da capire. Il fondato di WikiLeaks l’ha rivelata a Leigh, uno dei due giornalisti del Guardian con cui era in contatto, per consentirgli di accedere ai dispacci segreti, ma con la tacita promessa che non l’avrebbe rivelata.

Leigh invece l’ha pubblicata in questo libro rendendola accessibile al mondo intero e contribuendo così alla maledizione che ora pende sulla testa di Assange. Perché l’ha fatto? Davvero solo un’ingenuità o c’è dell’altro? Naturalmente il libro non può chiarirlo, ma il suo fascino sta proprio nell’essere parte della storia. Per gli appassionati diamo qui la password, di 58 caratteri: ACollectionofDiplomaticHistorySince_1966_ToThe_PresentDay# I due giornalisti autori del libro riportano con precisione anglosassone i pro e i contro il discusso Assange. Tra i «pro», uno degli effetti positivi dell’azione di WikiLeaks è la rivoluzione dei gelsomini, cominciata con l’insurrezione del popolo tunisino contro Ben Ali, che lo costringe alla resa.

Citano il giovane tunisino Sam: «WikiLeaks rivela ciò che tutti sussurrano da tempo... Ed ecco che per la prima volta vediamo la possibilità di ribellarci». Si scopre che ai tunisini piacciono i dispacci dell’ambasciatore americano a Tunisi, piace il modo con cui gli americani, al contrario dei francesi, hanno puntato il dito contro la corruzione del governo. Un risvolto non previsto da Assange. Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton denuncia la fuga di notizie di WikiLeaks, perché «distruggerà i nostri sforzi di lavorare insieme con altre nazioni per risolvere problemi condivisi». Ma gli effetti della fuga di notizie contribuisce anche a restaurare un po’ la reputazione degli Usa nel Medio Oriente, danneggiata dalla guerra in Iraq, e a far compiere passi in avanti alla Casa Bianca nel portare democrazia e modernità. 

Per quanto Assange veda negli Usa un nemico, proprio lui avrebbe aiutato l’America a ritrovare influenza lì dove aveva perso credibilità. Tra i «contro» ci sono alcuni particolari della rocambolesca vita dell’hacker più famoso della storia. Con una descrizione dettagliata del carattere di Assange, che alla fine lo ha messo nei guai con tanto di arresto a Londra per l’accusa di stupro dalla Svezia, dove si considera violenza carnale il sesso non protetto. Il deputato islandese Birgitta Jonsdottir, sua amica ma anche lei nell’elenco delle donne esasperate per i comportamenti di Assange, ha spiegato che è in qualche modo necessario tener conto dell’ambiente culturale dal quale Assange proviene. 

Al Daily Beast ha dichiarato: «Julian è un uomo brillante, sotto molti punti di vista, ma non è molto bravo a stabilire rapporti sociali. È un australiano classico, nel senso che non riesce a liberarsi da un atteggiamento un po’ maschilista e sciovinista». In Australia, dove per clichè gli uomini sono come Crocodile Dundee, le donne sono abituate a uomini che si rivolgono a loro come dei «bei bocconcini». Un atteggiamento che va contropelo in un Paese all’avanguardia nella considerazione dei diritti delle donne come la Svezia. Con tutte le contraddizioni dell’uomo, Assange è riconosciuto come l’inventore di un sistema rivoluzionario accessibile a chiunque per mettere a nudo verità più o meno scomode. Tanto che adesso è copiato da diversi benvenuti cloni su Internet, da sistemi informatici analoghi che cercano di replicare gli aspetti positivi di WikiLeaks, senza ereditarne i difetti.


15/10/2011

La saga di Assange il corsaro del libero Web


No comments:

Post a Comment

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...