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16-year-old Tibetan student staged self-immolation protest

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Saturday, February 16, 2013

Il genocidio canadese e i silenzi della Chiesa




La sua è una battaglia che non ha precedenti. Concreta e audace, ma senza dubbio difficile da portare avanti e raccontare. Kevin Annett è un ex ministro della Chiesa Unita del Canada, estromesso dal suo incarico per aver diffuso, dal 1997, le notizie del genocidio dei bambini nativi nelle scuole residenziali. Dopo aver costretto il governo canadese nel 2008, e il Vaticano nel 2009, a chiedere scusa per il massacro di innocenti ad opera di preti e suore che gestivano le scuole, Annett è ora in Italia nella speranza di ottenere supporto dall’Europa per l’istituzione di un tribunale internazionale per i crimini  di guerra contro l’umanità, perpetrati sia dalla Chiesa Cattolica che da quella Protestante.
Sono centinaia di migliaia di bambini che, rapiti dalle proprie famiglie, sono stati rinchiusi in queste scuole, volute dal governo, per essere “rieducati”. Costretti, cioè, a dimenticare la propria cultura, a parlare solo inglese e a professare la religione cristiana e cattolica. Ma i metodi usati non erano di certo tra i più benevoli e così, tra il 1890 e il 1996, oltre 50mila bambini sono morti all’interno di questi istituti, gran parte dei quali fondati e gestiti dalla chiesa cattolica, dopo aver subito violenze fisiche e sessuali, elettroshock, sterilizzazioni.
Sopravvissuti a quello che ormai è passato alla storia come il “genocidio canadese”, Liliam Shirt, che all’età di 6 anni è stata rinchiusa nella scuola residenziale cattolica di Bluequills, diventando testimone di torture ed esperimenti, nonché dell’uccisione di alcuni compagni, ed Henry Charles Cook, imprigionato nella scuola residenziale di Fort Alexander sin da piccolissimo. Entrambi segnati da questa atroce esperienza, accompagnano Annet in questo viaggio della speranza affinché «venga fatta giustizia».
Di fronte ad un tale massacro non basta, infatti, l’ammissione di responsabilità da parte del presidente del Consiglio dei Ministri canadese, Stephen Harper, o del Papa che ha espresso «il proprio dolore per l’angoscia causata dalla deplorevole condotta di alcuni membri della Chiesa». Se di crimini stiamo parlando è necessario allora che i criminali macchiati di tali azioni vengano identificati e assicurati alla giustizia. Ma per ora non ci sono né nomi né indagini aperte. Al contrario, attorno a questa storia si registra solo un grande silenzio, un non voler parlare e un immobilismo che genera sospetto.
Prima col libro The Canadian Holocaust, poi col film documentario Unrepentant, diretto da Louie Lawless, Annet sta cercando di scuotere l’opinione pubblica internazionale sulle tristi vicende che hanno segnato le popolazioni native del Canada nella seconda metà del XX secolo. Sulla scia del sempre più emergente scandalo internazionale sugli abusi che sta scuotendo la Chiesa Cattolica Romana, il genocidio canadese sembra voler rigirare il coltello nella ferita, ma le parole dell’ex sacerdote non possono non far riflettere: «Credo che Joseph Ratzinger debba presentarsi davanti al Tribunale per i crimini di Guerra per rispondere alle accuse di genocidio rivolte alla sua chiesa. Il Papa è direttamente implicato nella copertura dei crimini contro quei bambini, sin da quando scrisse la lettera al Vescovo del Nordamerica ordinando di celare le aggressioni sessuali da parte di preti sui fedeli delle loro diocesi. Questo insabbiamento è lo stesso motivo per cui il mondo ancora conosce poco gli omicidi, le torture e le sterilizzazioni perpetrate per decenni nelle scuole residenziali indiane cattoliche in Canada».
Protagonisti di questa battaglia, insieme ad Annett, anche l’associazione “Amici e parenti degli scomparsi” che ad oggi chiede ancora di sapere dove giacciono i resti dei bambini massacrati per dare loro una degna sepoltura. Tra le richieste avanzate anche quella di rendere pubbliche le prove degli atti compiuti aprendo gli archivi del Vaticano e la revoca delle bolle pontificie “Romanus Pontifex” (del 1454) e “Inter Caetera” (del 1493), che di fatto hanno legittimato la conquista del Nuovo Mondo e la distruzione sistematica dei popoli indigeni non cristiani.



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