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Monday, February 23, 2015

CATASTROIKA Case al buio e aumento dei suicidi Crisi Umanitaria in Grecia

Giorgos e Evgenia Kouzilos vivono senza elettricità da ormai 2 anni. Sono costretti a crescere i loro 3 figli alla luce delle candele e non sono gli unici. Migliaia di famiglie in Grecia non possono permettersi di pagare le bollette energetiche.
In Grecia, ha ammesso Jean-Claude Juncker. il presidente dell'Unione Europea, «c’è una crisi umanitaria che ha bisogno di un aiuto che venga dal budget europeo». 

2 miliardi di euro dei fondi strutturali saranno erogati riducendo il tasso di cofinanziamento dello Stato greco al 5%. 

«Vorrei - ha detto Juncker - che le autorità greche li investissero in settori propizi alla crescita, per risolvere il massiccio problema della disoccupazione giovanile e per aiutare le Pmi. Spero che il denaro venga usato nel miglior modo possibile».

"Siamo in vera e propria emergenza umanitaria. Ci sono persone che dormono per strada, hanno fame, persone che avevano un lavoro, case, negozi e ora non hanno più niente". Lo ha detto il ministro delle Finanze greco Varoufakis

"Occuparci di questa crisi è la priorità", dice Varoufakis, Atene vuole "presentare una serie di proposte" all'Ue, Bce e Fmi.

Nel 2010 l'Europa ha concesso alla Grecia "il prestito più grande di tutta la storia", ma "se sei in bancarotta, non puoi ripagare i prestiti".

Juncker sblocca 2 miliardi per la Grecia e ammette: «È in crisi umanitaria» 20 marzo 2015

EU's Juncker pledges 2bn euros for Greek 'humanitarian crisis' 20 March 2015

Negli ultimi tre anni i casi di suicidio in Grecia sono aumentati del 35,7% in seguito alle misure di austerità imposte dal governo dal giugno 2011 per far fronte alla crisi.

Grecia, boom di suicidi / BCE chiude rubinettI FEBRUARY 5, 2015

Greece is facing a humanitarian crisis 11 February 2013

In Grecia le farmacie sono di nuovo a corto di medicinali di base, come riferisce il quotidiano Kathimerini, in quanto i rivenditori all'ingrosso sembrano aver adottato una stretta sulle forniture che ha provocato scarsità degli antidolorifici più diffusi e di farmaci anti-infiammatori, come pure di antibiotici, insulina e vaccini.

A lanciare l'allarme è il capo dell'Associazione dei Farmacisti greci, Constantinos Lourandos, secondo cui il problema è causato dal fatto che i produttori diffidano dei grossisti che farebbero vero e proprio aggiotaggio rivendendo i carichi di medicinali a prezzi maggiorati in altri Paesi invece di rifornire il mercato locale.

«Alcune società ci costringono ad acquistare altri medicinali insieme a quelli di cui abbiamo bisogno altrimenti non accettano le nostre ordinazioni», ha detto Lorandos a Kathimerini. Nel 2009, secondo i dati raccolti dall'associazione, il valore delle cosiddette esportazioni  'parallele' ammontava a 1,4 miliardi di euro ma lo scorso anno è crollato a 310 milioni di euro. Lourandos ha anche detto che i farmacisti tendono sempre più a rivolgersi ai colleghi alla ricerca di farmaci richiesti dai loro clienti e hanno creato reti di scambio e una pagina Facebook su cui pubblicizzano le loro esigenze. 

«Vi sono molte carenze di medicine e stanno aumentando. Ho bisogno di 70-80 unità di anticoagulanti ogni mese e di rado ne vedo più di 30», ha detto a Kathimerini un farmacista ateniese che ha chiesto l'anonimato.
La Grecia nella morsa della crisi, nelle farmacie mancano le medicine 23 Marzo 2015

Secondo il governo di Atene sono 300mila le case dove si vive al di sotto della soglia di povertà e dove non viene più erogata l’elettricità“La situazione è veramente difficile per mia moglie e soprattutto per i miei figli – spiega Giorgos Kouzilos – Cerchiamo di completare tutte le attività quotidiane, compresa quella di aiutare i nostri figli negli studi, durante il giorno”.

Michalis Tsaousoglou si dedica al rifornimento di generi di prima necessità in questa banca del cibo in un sobborgo di Atene. Auto-trasportatore disoccupato da 5 anni, dopo 35 anni di lavoro e tasse pagate, Michalis da sei mesi non riesce a pagare l’affitto e ha 12 mesi di bollette arretrate. Nel 2014 non è riuscito a guadagnare nemmeno un euro. “Ad essere onesti mi sento inutile – confessa Michalis Tsaoussoglou – come se fossi sporco, come se non esistessi”.

Così come la famiglia Tsaousoglou, il 21% delle famiglie greche ha sofferto la fame, durante l’anno scolastico 2013-14. In una casa su due non è garantita un’alimentazione adeguata secondo l’istituto ellenico ProlepsisUn’altra conseguenza terribile derivante da 6 anni di recessione è che 2 milioni di greci, su una popolazione di 10 milioni e mezzo, non hanno più accesso al sistema sanitario pubblico. Provengono in maggioranza da quella che una volta era considerata la classe media. In Grecia quando si perde il lavoro, si perde anche la copertura sanitaria.
E il tasso di disoccupazione resta molto alto: al 25,8% nel mese di novembre, con quello riferito ai giovani che tocca il 50,6%. Nonostante una modesta ripresa che ha fatto registrare l’aumento dell’1,7% del PIL nel quarto trimestre del 2014, dopo 6 anni di recessione, l’economia greca continua a distruggere posti di lavoro.
Una fabbrica di cemento a Chalkida Evia ha chiuso lo scorso mese di gennaio. “L’azienda ci ha comunicato un imminente licenziamento di massa dei 226 dipendenti – spiega Stelios Fotias, un dipendente – È una questione di tempo. Saremo tutti mandati a casa, dobbiamo solo aspettare. Questo mese, il prossimo, o quello dopo, prima o poi sarà tutto finito”.

Negli ultimi tre anni i casi di suicidio in Grecia sono aumentati del 35,7% in seguito alle misure di austerità imposte dal 2011. Nessun altro evento degli ultimi 30 anni ha portato a uno incremento così importante del numero di suicidi.

Case al buio e aumento dei suicidi, la crisi greca diventa umanitaria Salvatore Falco 20/02

La Grecia è ancora una volta sull’orlo del baratro. In seguito alle elezioni che hanno visto vincitore il partito di sinistra Syriza, guidato dal leader Alexis Tzipras, i bilanci del Paese ellenico sono tornati a traballare e la stessa presenza della Grecia nell’area Euro è in forte dubbio.

Molti osservatori additano alla Grecia e alle sue mancate riforme, la colpa principale per cui lo Stato ellenico si trova ancora in questa situazione da cui sembra non riuscire a venirne fuori. In realtà in Grecia le riforme sono state fatte, ma quelle mancate dei Paesi Core dell’euro-zona e le politiche d’austerity ne hanno vanificato l’effetto, con conseguenze fino a pochi anni fa impensabili.

In realtà la Grecia di riforme ne ha fatte e tante anche. A renderlo evidente è l’Economic Outlook del settembre del 2014 dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) 

Il punto è che per ri-equilibrare la bilancia dei pagamenti (import ed export), i Paesi riformatori hanno colpito duramente la loro domanda interna in modo tale da diminuire le importazioni. Questo però ha causato un durissimo shock recessivo all’economia reale. 

E il motivo è semplice, perché questa politica funzioni i Paesi più forti come la Germania o l’Olanda dovevano effettuare forti investimenti domestici, per aumentare la loro domanda interna e di conseguenza l’export dei Paesi più deboli. Tutto questo non è successo, i Paesi più forti hanno invece mantenuto il loro eccessivo surplus commerciale violando,  nel caso della Germania da 8 anni consecuivi, le regole e i trattati europei che non permettono un surplus superiore al 6%. Anche a fine a fine 2014, la Germania registrava un +7%.

Ora, i risultati in seguito all’adozione di queste riforme posso essere visti da un punto di vista dei dati o dal panorama sociale. La situazione in Grecia in entrambi i casi è a dir poco preoccupante.

Il premio Nobel Paul Krugman in un suo recente post sul New York Times ha messo in paragone la crisi della Repubblica di Weimar del 1913-20 e la crisi greca dal 2007 ad oggi. Il risultato ha spaventato lo stesso economista: la crisi greca non solo è stata più profonda della crisi di Weimar ma anche più duratura dato che non se ne vede ancora la fine.

I risultati di un recente sondaggio effettuato nelle scuole d’Atene lasciano poco spazio all’interpretazione. In seguito alle proteste di alcune associazioni di insegnati d’Atene che lamentavano degli svenimenti in classe degli alunni causati dalla fame, l’ Istituto Prolepsis per la Medicina Preventiva e la Salute Ambientale e Occupazionale ha effettuato un sondaggio, in 64 scuole della capitale. I risultati, pubblicati sul sito Keeptalkinggreece.com mostrano come la gravità di questo problema sia talmente estesa, che è incredibile pensare che si tratti di un Paese europeo:
  • il 25% delle famiglie degli alunni soffre la fame;
  • il 60% soffre di insicurezza alimentare, cioè non dispone di cibo sufficiente;
  • nel 61% dei casi uno dei due genitori non ha alcun reddito (né salario né pensione);
  • il 17% delle famiglie non ha alcuna fonte di reddito;
  • il 22% delle famiglie ha 3 o più figli;
  • l’11% degli alunni non è coperto dalla previdenza sociale;
  • il 7% delle famiglie ha avuto interruzioni dell’energia elettrica per più di una settimana durante il 2014;
  • il 3% delle famiglie non aveva l’energia elettrica al momento in cui è stato condotto il sondaggio.
Non sappiamo come si risolveranno le trattative che in questi giorni stanno impegnando la Grecia con l’Eurogruppo. Il pericolo è che una popolazione umiliata, privata della dignità e ridotta in miseria per lungo tempo, difficilmente accetterà la stessa “cura” che si è vista imposta fino ad adesso e rifiuterà di affidarsi ancora a democratiche elezioni se anche Tzipras non dovesse riuscire. 

L’austerità ha fallito, le dolorose riforme sono state fatte in maniera unilaterale e si sono rivelate inefficaci. Se al popolo in rivolta di Parigi, che mancava di pane, si rispose di mangiare brioches, ad Atene si può solo tacere.

La Grecia, le Riforme e la Fame dei Bambini Mario Grigoletti20 febbraio 2015

Negli ultimi giorni sono stati prelevati dalle banche greche 500 milioni di euro al giorno, secondo stime di analisti di una banca d’affari locale. Una uscita di cassa che, se dovesse continuare a questi ritmi, potrebbe costringere le autorità greche a bloccare nel primo weekend utile i flussi in uscita sui depositi bancari di privati e aziende, con l’introduzione di misure di controllo sui capitali sullo stile di quanto avvenuto nella crisi cipriota del 2013. 

Ad Atene sta avvenendo in questi giorni qualcosa di paradossale: chi ha votato con la mano sinistra Syriza il 25 gennaio e continua a sostenere nei sondaggi il Governo, ora sta usando la mano destra per andare al bancomat e ritirare i soldi depositati in banca. 

I dati non lasciano dubbi: i depositi bancari erano 244 miliardi di euro prima della crisi, sono arrivati a dicembre a 160,3 miliardi (ultimo dato ufficiale) e a gennaio e febbraio si stimano rispettivamente un calo a 148,3 e 140 miliardi di euro.

La situazione non è sostenibile nel medio periodo perché le banche greche non hanno più la possibilità di portare come collaterali in garanzia bond ellenici presso la Bce e hanno solo 68,3 miliardi di credito di emergenza (Ela) a cui appoggiarsi, sempre attraverso prima Francoforte e poi la Banca centrale greca. 

La fuga dai depositi potrebbe nel medio termine provocare una crisi di liquidità delle banche greche che hanno appena ottenuto una ricapitalizzazione del patrimonio attraverso i crediti della Troika

Fuga dalle banche greche: i clienti ritirano 500 milioni di euro al giorno di Vittorio Da Rold 21 febbraio 2015

Le pericolanti banche greche non solo hanno dovuto attingere ai rubinetti della BCE per ben 160 miliardi per sopravvivere, ma hanno dovuto drasticamente tagliare gli impieghi per un centinaio di miliardi. Ecco il cortocircuito che ha aggravato la già traballante economia ellenica. Ora il fabbisogno da Francoforte è sceso a 60 miliardi e le banche greche hanno ricominciato a approvvigionarsi sul mercato interbancario. Ma basterebbe molto poco, un passo falso di troppo per far riesplodere il bubbone. Nuova potente fuga dai conti, mercato interbancario di nuovo congelato e nuova richiesta di assistenza. 

Nonostante il taglio dei prestiti, la recessione ha portato un fardello enorme nei conti. Solo le quattro principali banche hanno in pancia tuttora sofferenze pari in media al 30% del totale degli impieghi. Difficile credere che ci possa essere un prodigioso rientro dei crediti inesigibili da molti anni, nel breve termine. E allora quei bilanci andranno incontro nei prossimi mesi a nuove perdite per le rettifiche sempre rimandate, ma prima o poi da effettuare. Per le banche elleniche è più di una fatica di Sisifo. Stanno in piedi grazie alla liquidità di emergenza della BCE, ma a ogni nuovo scrollone ecco palesarsi nuove fughe, in un carosello senza fine, drammatico e infinito

Grecia, nuova fuga dalle banche: sono 90 i miliardi in depositi usciti dall'avvio della crisi (e mai rientrati) 22 03 2015

Il film documentario Catastroika, di Aris Chatzistenaou eKaterina Kitidi, la coppia greca che già aveva prodotto il bel Debitocracy.

Si guarda trattenendo il fiato, perché racconta l’escalation del sistema neoliberista delle privatizzazioni e liberalizzazioni a partire dal 1992, con la distruzione e svendita del sistema produttivo russo che ha causato persino milioni di morti per fame. Il film prosegue col racconto di ciò che accadde in Germania Est: che non è stata “salvata” e riportata alla civiltà, come vuole la favoletta che ci raccontano, ma spogliata e depredata anch’essa. Più di 2 milioni di disoccupati, crollo del 30% del PIL e soprattutto chiusura forzata delle aziende più competitive e produttive per evitare la concorrenza con le aziende occidentali. Che bella “competitività”.

Ma si arriva rapidamente ai giorni nostri e alla crisi del debito, occasione imperdibile per rapinare la Grecia (e gli altri PIGS) e liquidarla definitivamente. Dalle ferrovie all’acqua, incluso il referendum italiano (dal minuto 55.30), si scopre come all’Unione Europea non interessi per nulla né la volontà popolare né la Costituzione, e continui a premere per la privatizzazione delle risorse idriche ricattandoci col debito, mentre i funzionari di Suez e Veolia sono al contempo dirigenti del FMI; e poi l’energia elettrica, che in Grecia ha portato solo al raddoppio delle bollette e all’aumento dei morti sul lavoro, senza alcun miglioramento del servizio.

Il documentario, a cui partecipano nomi illustri quali Naomi Klein e Luis Sepulveda, fa capire chiaro e tondo che la crisi finanziaria è nient’altro che un nuovo passo della shock economy. La spoliazione ultima dei Paesi ex democratici (”la democrazia è ormai solo un gioco”, si dice apertamente) è ormai pianificata, anche con l’aiuto della stampa -più corrotta e serva dei politici stessi-, e difficilmente la scamperemo. Non rimarrà più nulla di nostro, di tutto quello che abbiamo pagato e mantenuto per generazioni.

Gli uccellacci volano in cerchio su Atene, e su tutta l’Europa.

Privatizzazioni 2012: l'avvento della Catastroika sui Paesi europei 23 giugno 2012

Catastroika - Neoliberismo e privatizzazioni (YouTube)

IN GREECE WE ARE LIVING A FINANCIAL AND SOCIAL GENOCIDE AND IT’S A HUGE LIE FROM GREEK PRIME MINISTER TO CHARACTERIZE PEOPLE WHO ARE COMMITTING SUICIDE BECAUSE THEY DON’T HAVE ENOUGH FOR FOOD AND THE DON’T HAVE ENOUGH TO SUPPORT THEIR FAMILIES

FASCISM INC. How the IMF Destroyed Greece MAY 25, 2014

l’austérité s’est révélée une fausse solution. Comme le dit Naomi Klein dans le film, ce sont les politiques d’ajustement structurel, imposées dans les années 1990 aux pays en voie de développement, qui aujourd’hui «rentrent à la maison»

In Modern Greece, the word Agora has lost its initial sense and it has come to denote solely the place and act of commercial transactions. It is a dominant word in the reality experienced today by Greeks, as the country goes through an economical vortex that devours human lives in its path.







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