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Thursday, March 12, 2015

PROGETTO DEMOCRAZIA Storia della Democrazia Diretta

La democrazia diretta moderna, che chiede il coinvolgimento in prima persona di tutti i cittadini nei processi decisionali elettorali, è uno dei pilastri fondanti del Movimento 5 Stelle. Una storia cominciata molto tempo fa, agli albori della Repubblica, a Roma e in Grecia.


In Lombardia una proposta di legge del Movimento 5 Stelle dà il via al voto elettronico

La Lombardia sarà la prima istituzione italiana a investire concretamente in strumenti di democrazia partecipata. Con il voto favorevole del Movimento 5 Stelle, il Consiglio regionale ha dato il via libera a una consultazione popolare perché i cittadini possano decidere se la regione debba assumere più competenze e gestire più risorse sulla base dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione.

“Quella di oggi è una vittoria del M5S su tutta la linea – ha dichiarato Stefano Buffagni consigliere del Movimento 5 Stelle - In regione stiamo facendo un lavoro serio e concreto per chiamare i cittadini a partecipare alle scelte della politica. Per noi è giusto e fondamentale chiedere ai cittadini se vogliono più competenze e risorse per la Lombardia o se preferiscono l'accentramento illiberale di Renzi. Il voto elettronico consentirà ai cittadini di riappropriarsi delle scelte che la politica assume nelle stanze segrete stanze. Capiamo che per il PD oramai sta passando di moda coinvolgere i cittadini nelle scelte e permetterli di votare ed esprimersi; per noi è un punto fondamentale che va nella direzione della democrazia diretta". L'atteggiamento del PD in aula è stato vergognoso. Dopo che da settimane ha insultato il M5S per questa proposta, dopo che per tutto il giorno ha fatto da moralizzatore a chi non si vende ma pensa sempre e solo agli interessi dei cittadini, è arrivato all'ultimo a dichiarare di essere pronto ad appoggiare il Referendum in cambio di un loro salvacondotto comunicativo”. 

Per Andrea Fiasconaro, capogruppo del Movimento 5 Stelle della Lombardia: “La Lombardia da tempo assiste impotente al suo tramonto, che inevitabilmente passa per la chiusura e l'esodo di centinaia di imprese, fabbriche, esercizi commerciali. Non ci sono neppure i fondi per evitare nuovi dissesti idrogeologici, per ricostruire case e infrastrutture spazzate via dai terremoti e dalle alluvioni. Invece, con l'Articolo 116 comma 3 della Costituzione, la regione potrà gestire autonomamente almeno una parte degli oltre 40 miliardi presenti nel bilancio dello stato regionalizzato e destinarli all'istruzione, ai beni culturali, all'ambiente: un risparmio di quasi un miliardo di euro da utilizzare sul territorio diminuendo le tasse, investendo sul trasporto pubblico locale, prevenendo i dissesti idrogeologici e collocando risorse sull'innovazione e la ricerca per le PMI. Evidentemente non è questo che vuole il PD e in aula abbiamo dimostrato di essere diversi dal PD, ne siamo orgogliosi”.



Dario Violi, consigliere del Movimento 5 Stelle della Lombardia, conclude: “Ci davano per visionari eppure, anche dai banchi dell'opposizione, siamo riusciti a rispettate l'impegno preso con i cittadini portando avanti il sogno di democrazia diretta che Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio hanno realizzato aggregando più di nove milioni di italiani con i portavoce nelle istituzioni! E non accettiamo moralismi sui costi del referendum dal PD, una forza politica ormai completamente avulsa da questo consiglio regionale, lontana dalle esigenze dei cittadini e vicina solo a quelle centriste di Renzi. Per il M5S dare la voce ai cittadini non è uno spreco ma un investimento. Come si permettono di parlare di sprechi? Loro che votarono a braccetto con la Lega per mantenere immacolato lo stipendio da più di 8 mila euro al mese? Loro che hanno stanziato 300 milioni di nuovi finanziamenti per lo scempio dell’autostrada Bre.Be.Mi, un’opera che non doveva costare niente alle casse pubbliche?”.



“Vogliamo avvicinare le risorse verso il basso perché siamo convinti che i cittadini sul territorio siano in grado di gestirle meglio, senza sprechi e bypassando l'impasse burocratico del governo centrale che fagocita soldi e speranze: oggi abbiamo ridato le chiavi della Lombardia ai legittimi proprietari, i cittadini”, concludono i portavoce del M5S.

Vittoria del M5S Lombardia. Referendum e voto elettronico: democrazia diretta, più risorse e più competenze per la Lombardia 18/02/2015

È proprio la democrazia diretta, che chiede il coinvolgimento in prima persona di tutti i cittadini nelle scelte da compiersi, uno dei pilastri fondanti del MoVimento 5 Stelle


Prioritaria importanza è assegnata all'avvio di processi deliberativi popolari che aiutino gli amministratori nel prendere decisioni maggiormente equilibrate. 



Si tratta dell'introduzione di norme, in linea con il principio della democrazia, idonee per introdurre equità e giustizia sociale al fine di consentire ai cittadini di decidere dove e come destinare risorse della comunità. La partecipazione non filtrata dal potere consente infatti di aumentare il senso di consapevolezza dei cittadini, e, anche attraverso percorsi formativi di educazione civica, consente loro di concorrere concretamente alla gestione della cosa pubblica. Concretezza che si materializza, innanzitutto, tramite l'introduzione nello Statuto Comunale di strumenti quali il bilancio partecipato e il referendum propositivo senza quorum.



La democrazia diretta non si oppone, ma completa la democrazia rappresentativa 26 Febbraio 2015 



Il Movimento 5 Stelle vede e promuove se stesso come organizzazione né di destra né di sinistra [23] e non si definisce un partito [24] preferendo locuzioni come "libera associazione di cittadini"[25], "non associazione"[19] o "forza politica"[26]. I militanti sono usualmente definiti pentastellati [27] o, più comunemente, grillini [28], sebbene essi ritengano l'ultima definizione riduttiva e distorsiva, preferendo invece quella di attivisti 5 Stelle.[26]

Dal giugno 2014 il M5S al Parlamento europeo ha contribuito a creare il gruppo politico euro-scettico dell'Europa della Libertà e della Democrazia Diretta.

Movimento 5 Stelle Wikipedia

Bisogna però distinguere tra democrazia diretta vera e propria, o anche "democrazia reale" - che vuole essere espressione della "volontà generale" (Rousseau), e che intende sostituire interamente, o quasi, la democrazia rappresentativa, attraverso assemblee popolari in grado di esercitare il potere legislativo, dalla democrazia cosiddetta "elettronica", o anche "democrazia digitale" o "E-democracy" o "E-Government", pensata solo come uno strumento per facilitare i processi di democrazia diretta, attraverso in particolare le consultazioni e il voto online, e dalla democrazia cosiddetta "partecipata", che implica una maggiore partecipazione dei cittadini ma non un loro effettivo potere legislativo. 

La democrazia diretta in forma moderna è stata anche chiamata "democrazia liquida", che spinge verso un rafforzamento della democrazia delegativa dalla parte del cittadino. Esempi di democrazia liquida, oltre al Movimento 5 Stelle, vengono dal Partito Pirata Tedesco e dal Partito Pirata Italiano: le iniziative che i rappresentanti portano negli organismi istituzionali dei rispettivi paesi vengono decise mediante partecipazione democratica, elettronica, di tutti gli iscritti. Per la gestione pratica della democrazia liquida interna, utilizzano una piattaforma internet realizzata attraverso il software open source LiquidFeedback, che implementa un sistema di voto delegato.

Si dfinisce invece "antipolitica" l'atteggiamento di tutti coloro che si oppongono alla democrazia rappresentativa e alla politica in generale in quanto dedita a perseguire solo interessi personali e di potere piuttosto che al bene comune. Il MoVimento 5 Stelle viene spesso accusato, ingiustamente, di antipolitica, per il suo rifiuto a stringere alleanze strategiche con la partitocrazia.


ANARCO-DEMOCRAZIA

La democrazia elettronica o partecipata diretta vera e propria, di cui ancora neanche si parla, equivarrebbe ad una forma, storicamente inedita, se non nelle idee libertarie che hanno caratterizzato la breve avventura della "Congiura degli Eguali" e di quella della "Costituzione Montagnarda", di "anarco-democrazia", che significherebbe fare a meno dei partiti e dello Stato, e che se abolisse la proprietà privata equivarrebbe all' "anarco-comunismo", ma qui siamo nell'Utopia.

WHO CONTROLS THE INTERNET? FEBRUARY 24, 2015

Islanda, la Costituzione si scrive online JUNE 10, 2011

L’utopia del web OCTOBER 21, 2011

Beni comuni pratiche egemoniche nella rete OCTOBER 17, 2011

POST-DEMOCRAZIA

Più realisticamente, le forme moderne di democrazia diretta cercano in vario modo di opporsi alla deriva "post-democratica", sarebbe meglio dire "anti-democratica", overo le nuove forme di esercizio del potere prevalentemente oligarchiche che usano la maschera della democrazia rappresentativa (l'Italia ne è un chiaro esempio, data la forte "partecipazione" della criminalità organizzata, della corruzione, delle lobby economico-finanziarie, al processo pseudo-democratico, ma in diversa misura è un fenomeno globale che corrisponde alla cosiddetta "globalizzazione").

Da sottolineare il fatto che proprio di recente, l'Europa ha imposto agli Stati membri di calcolare nel Pil anche alcune attività illegali, come il commercio di droga, la prostituzione e il contrabbando. 

Perseguendo quello che John Feffer ha definito, "il feticismo della crescita economica", il nuovo sistema adottato dall’European System of Account (ESA) è entrato in vigore nel 2014.

Potrebbe sembrare una decisione semplicemente pragmatica, per combattere la crisi economica (In Italia l'economia in nero, che comprende il sommerso e tutte le forme illegali, produce un buco nel PIL italiano di 290 miliardi l'anno), in realtà non si fa che legittimare il potere economico della criminalità e, di conseguenza, della corruzione, in favore della post-democrazia.













David Graeber osserva come non siano più l’industria e il commercio a determinare la ricchezza, bensì la pura speculazione con la creazione di complicati strumenti finanziari. Lontana dall’economia reale, la finanziarizzazione del capitalismo è una vera e propria collusione tra governo e istituzioni finanziarie mirata a indebitare una percentuale sempre più alta di cittadini e ad arricchirne una sempre più esigua. I governi non riflettono più il volere del popolo né il consenso popolare. È quindi impossibile parlare ancora di democrazia. Le lobby influenzano qualunque decisione, i rappresentanti dei cittadini finiscono per rappresentare più i finanziatori che gli elettori: questa è la convinzione di David Graeber e del movimento Occupy Wall Street che, nel settembre 2011, catturò l’attenzione del mondo a Zuccotti Park, a metà strada fra Wall Street e il World Trade Center.

















Il processo di globalizzazione capitalistica, oltre a far emergere il mercato mondiale e il nuovo ordine mondiale, determina, secondo Michael Hardt e Toni Negri, la proposizione di una nuova forma di sovranità, che scavalca, lasciandole indietro, le vecchie sovranità nazionali, superandole in una nuova logica di potere. L'Impero rappresentato dagli autori non dispone di un centro di potere, né si serve di definiti confini; esso si rivela infatti deterritorializzato e deterritorializzante, liberandosi del dualismo dentro-fuori, tipica delle concezioni politiche dell'età moderna. Altro carattere fondante dell'Impero è il nuovo assetto produttivo, anch'esso progressivamente orientato su quella che gli autori chiamano "produzione biopolitica", intesa come produzione della vita sociale, a discapito della produzione industriale. Rispetto alla crucialità del presente passaggio storico, la tesi è inequivocabile: la modernità è stata degli europei, la postmodernità è degli americani: la loro sovranità si esercita in termini imperiali, facendone una realtà politica più agevolmente assimilabile a quella dell'Impero romano, che non alla supremazia imperialistica dell'Inghilterra nell'età moderna.

Il nuovo mondo imperiale rappresenta il superamento definitivo della dialettica tra un "dentro", inteso come sfera della soggettività, e un "fuori", concepito invece come dimensione pubblica. Questo dualismo, tipico della modernità, non solo risulta oggi inattuale, ma gli strumenti utilizzati dal pensiero critico moderno per superarlo si rivelano del tutto inefficaci. Anche la concezione rivoluzionaria di Marx non può che elaborare la sua critica della modernità all'interno dell'evoluzione delle varie forme di potere susseguitesi nella storia, utilizzando il "dentro" come trampolino per saltare verso un fuori. 

"Nello spazio liscio dell'Impero non c'è un luogo del potere - il potere è, a un tempo, ovunque e in nessun luogo. L'impero è un'utopia, un non-luogo". 

Il vero compito della nuova soggettività viene ad essere la costruzione, nel non-luogo, di un luogo nuovo. "La moltitudine deve spingersi dentro l'Impero per uscirne fuori dall'altra parte [...] solo una comunità universale che riunisca tutti i popoli e tutte le lingue in un viaggio comune può raggiungere lo scopo".




Definito da alcuni il nuovo "libretto rosso" di diversi movimenti no-war, no-global o altermondialisti nati a partire dalla rivolta di Seattle del 1999, "impero" ha suscitato un grande dibattito: Fredric Jameson, docente emerito di letteratura comparata alla Duke University, citato da Le Monde, definì Impero "la prima grande sintesi teorica del nuovo millennio". A "Impero" fece seguito nel 2004 la pubblicazione di "Moltitudine" dove, dopo lo studio delle dinamiche globali affrontate in "Impero" si passa all'analisi dei soggetti sociali in grado di costruire una "democrazia globale" in alternativa alla catastrofe, anche ecologica, causata dal dominio economico e bellico dell'Impero. Infine, nel 2006 lo studio di tali dinamiche venne integrato da un nuovo saggio, "Movimenti nell'impero. Paesaggi di passaggio".

L'Impero è l'entità sovranazionale caratterizzata e fondata su uno stato di perenne crisi, in cui i conflitti interni - tra gli stessi soggetti multinazionali capitalistici - sono regolati dalla guerra che è anche meccanismo produttivo e normativo. L'Impero serve a garantire la sopravvivenza dell'economia neoliberista, fondata sulla sussunzione delle risorse umane e materiali del pianeta e sulla espropriazione della ricchezza socialmente prodotta, produzione di tipo postfordista in cui l'egemonia produttiva è delle forze-lavoro intellettuali e immateriali, a differenza del ciclo fordista precedente in cui erano predominanti quelle materiali. In questo contesto, la categoria marxista di proletariato non coincide più con la sola classe operaia, ma si estende a tutte le fasce sociali soggette alle forze dominanti dell'Impero e della nuova "produzione biopolitica".

Solo la "moltitudine" - termine con cui gli autori definiscono la miriade di soggetti sociali sottoposti alle forze dominanti -, in quanto "globale" al pari delle forze agenti nell'Impero, sarebbe in grado di abbatterlo sostituendo una reale democrazia globale alle sue forme di governo, sì globali ma organizzate in una forma costituzionale piramidale, formata da matrici e strati di cui fanno parte gli stati-nazione riuniti nel G8, la WTO, la Banca Mondiale, i club di Parigi, Davos, Londra, le multinazionali, ma anche altri stati-nazione e molte ONG. In questo scenario la guerra stessa si trasforma: non più conflitto dichiarato tra differenti stati-nazione e strumento per la salvaguardia e l'estensione di interessi imperialistici di una sola nazione, ma guerra globale permanente, caratterizzata dall'ossimoro dell'emergenza come norma necessaria a gestire globalmente i flussi di materie prime, delle merci, dei capitali e, ovviamente, delle persone.

Quindi gestione policentrica di conflitti regionali, guerra asimmetrica, attività di repressione poliziesca, controllo delle frontiere, guerra al terrorismo: tutte attività considerate specificazioni del medesimo conflitto globale permanente


Il concetto di moltitudine intende dunque dimostrare, in primo luogo, che una teoria economica delle classi non deve per forza essere unitaria o pluralista. La moltitudine è una moltepli­cità irriducibile: non è mai possibile appiattire le singole diffe­renze sociali che la costituiscono su qualche identità, unità, uniformità o indifferenza. […] La disgregazione delle identità non impedisce però alle singolarità di agire in comune. Questa è peraltro la definizione della molti­tudine da cui siamo partiti: singolarità che agiscono in comune […] non esiste alcuna contrad­dizione reale o concettuale tra singolarità e comunanza» (Moltitudine, pp. 127, 128, 129).

Necessità condizionata, allora, di una democrazia radicale globale di interdipendenza della pluralità che è il kairòs di una nuova forma di democrazia politica, lì dove quella della sovranità delegata, rappresentativa e dell’astrazione storico-temporale ha esaurito il suo compito storico nazionale, mostrato i limiti per una democrazia per tutti e di tutti e posto la necessità del clinamen o della rottura per dar vita a un nuovo mondo di libertà ed uguaglianza planetaria.

Dall’arrivo a Roma, la democrazia diretta dei 5 Stelle è cambiata: prima la scelta dei candidati, poi le consultazioni su espulsioni e attività parlamentare e infine la possibilità di emendare le leggi sul portale “lex” e il voto sul sistema elettorale. Un percorso che a molti non basta ancora. Un esempio fra tutti: a luglio scorso la commissione difesa ha indetto una votazione online senza chiedere il permesso di Casaleggio. Un esperimento contestato, ma che, dicono, nasce dall’esigenza di parlare con gli elettori velocemente e in modo efficace “per essere dei veri portavoce”. 

M5S, deputati organizzano incontro su democrazia diretta. E invitano Casaleggio  Martina Castigliani | 11 settembre 2014

Paolo Becchi, uno dei professori di riferimento della "galassia 5 stelle", ha espresso disappunto sulla pratica delle espulsioni, né tantomeno lo convince il direttoriouna sorta di "pentadirigenza".

«Metto in evidenza i rischi di una deriva partitocratica che snatura la vocazione originaria del Movimento», dice Becchi all’Espresso, «già nel caso dell’accordo sulla Consulta la rete è stata usata per una mera ratifica. È un cambiamento radicale di metodo. Se passa l’idea che si può al massimo rendere più trasparente la democrazia rappresentativa, come ormai dicono anche alcuni eletti del Movimento, il 5 stelle sarà un partito come gli altri. E sarebbe un peccato, perché la sfida era un’altra: portare i cittadini dentro le istituzioni».


«Il Movimento è nato come espressione di democrazia diretta e come rottura rispetto a certe rappresentazioni, alla democrazia rappresentativa», ricorda Becchi: «Era una grande novità, una rottura, ma è evidente che si sta entrando in un fase nuova».


Anche nell’elezione dei cinque deputati che aiuteranno Beppe Grillo nella gestione del Movimento è cambiato il ruolo degli iscritti: «Si poteva ed era auspicabile condividere le responsabilità della gestione. Ma siccome lo statuto dice espressamente che il Movimento non è un partito e non avrà gruppi dirigenti, bisognava far decidere la rete prima di modificare la regola e poi di indicare i nomi, e non proporre un pacchetto chiuso». 


Per invertire la rotta Becchi punta sul referendum sull'uscita dall'Euro («Sarà un'importante occasione per informare i cittadini, anche se purtroppo è probabile che al referendum non si riuscirà ad arrivare, perché si è scelto di non coinvolgere altri soggetti») e sul rispetto delle regole. «È un principio fondamentale e fa bene Grillo a ricordare che lui è il garante» dice il professore, «ma le regole valgono anche per il garante, ovviamente, e per le espulsioni». 


«Quand le gouvernement viole les droits du peuple,
l'insurrection est, pour le peuple et pour chaque portion du peuple,
le plus sacré des droits et le plus indispensable des devoirs. »
(IT)
«Quando il Governo viola i diritti dei popolo,
l'insurrezione è per il popolo e per ciascuna parte del popolo
il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri. »
(Articolo 35 della costituzione repubblicana[1])

La Costituzione francese del 1793, anche detta Costituzione montagnarda o giacobina, è la carta costituzionale redatta dalla Convenzione nazionale, assemblea parlamentare eletta a suffragio universale maschile che, il 21 settembre 1792, proclamò la Repubblica.
Essa si presentava con un preambolo diverso da quello del 1789, in tutto e per tutto ispirato alle idee di Rousseau. Innanzitutto la sovranità nazionale era sostituita dalla sovranità popolare: ogni cittadino era titolare del potere attraverso il voto espresso a suffragio universale e diretto. I costituenti ripudiarono il principio della separazione dei poteri ed affidarono a quest'ultimo organo tanto il potere esecutivo quanto il potere legislativo, in quanto espressivo della volontà del popolo.
Presentata nel 1793, fu poi accantonata e non entrò mai in vigore a partire dal noto decreto del 10 ottobre 1793, che stabilì che il governo sarebbe stato "rivoluzionario fino alla pace". Incominciò così il periodo del regime del terrore nel quale si contravvenne sistematicamente alla tutela e al rispetto di quei diritti e quelle libertà sanciti in questa Costituzione e nella celebre Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino del 1789, che, tra le altre cose, asseriva:
"La libertà consiste nel potere fare tutto ciò che non nuoce ad altri". 
"La legge è l'espressione della volontà generaleTutti i cittadini hanno diritto a concorrere personalmente o per mezzo dei loro rappresentanti alla sua formazione. essa deve essere uguale per tutti, sia che protegga, sia che punisca. Essendo i cittadini uguali innanzi ad essa, sono ugualmente ammissibili a tutte le dignità, uffici ed impieghi pubblici, secondo le loro capacità e senza altre distinzioni che quelle delle loro virtù e dei loro talenti".

Una delle forme più antiche di democrazia diretta risale all'antica Roma RepubblicanaIl Senatocostituito da persone che avevano ricoperto cariche elettive in ruoli esecutivi (consoli, pretori, edili, questori, tribuni, ecc.), non poteva promulgare le leggi senza il voto dei Comizi, delle assemblee popolari che raggruppavano tutti i cittadini romani divisi secondo il censo e l'età (Comizi centuriati, Comizi Tributi, Comizi curiati). In base a questo sistema fondamentalmente pluri-camerale le leggi erano virtualmente votate dalla totalità dei cittadini (definiti come: maschi in età matura ed in stato libero). Mediante i Comizi tributi e la magistratura dei "Tribuni del popolo" o "Tribuni della plebe" i cittadini godevano anche del diritto di iniziativa legislativo: oltre che approvare o respingere leggi proposte dal Senato, potevano proporne. Il termine SPQR (Senatus PopulusQue Romanus) - "Il Senato e il popolo romano" - descrive proprio questo sistema di democrazia diretta [7].
comizi tributi del popolo (Comitia Populi Tributa) comprendevano sia patrizi che plebei, distribuiti territorialmente in trentacinque tribù, nelle quali tutti i cittadini romani venivano collocati per scopi elettorali e amministrativi. Come per i comizi centuriati il voto era indiretto, con un voto assegnato ad ogni tribù. La vasta maggioranza della popolazione di Roma era distribuita tra quattro tribù urbane, il che significava che i loro voti erano individualmente insignificanti; Il voto era quindi pesantemente sbilanciato a favore delle trentuno tribù rurali. I Comizi Tributi si riunivano alla sorgente Comizia, nel Foro Romano, ed eleggevano gli Edili (solo quelli curulis), i Questori e i Tribuni consolari (tribuni militum consulari potestate).
I comizi tributi sono oscuri nella genesi come nelle loro funzioni specifiche: sappiamo che erano molto attivi e che insieme ai concili della plebe assorbirono totalmente l'attività normativa dei comizi centuriati (emanavano le leges della repubblica a parte quelle de potestate censoria e de bello indicendo che restarono ai centuriati), anche per una ritualistica religiosa semplificata. Eleggevano i questori, gli edili curuli, le cariche ausiliarie e, da un certo periodo, anche il pontefice massimo ed altre cariche sacerdotali (anche se votavano solo 17 tribù estratte a sorte per motivi religiosi). Sulla base, invece, della Lex Publilia Voleronis, a partire dal 471 a.C., elessero i tribuni della plebe. Il tribuno della plebe (in latino tribunus plebis) fu la prima magistratura plebea a Roma. Il nome deriva dalle antiche tribù formatesi fin dall'età regia.[1]
LA RIVOLTA DELLA PLEBE

Il Monte Sacro (latinoMons Sacer) si trovava a 3 miglia fuori Roma, tra la riva destra dell'Aniene (Anio) e l'antica Via Nomentana. Vuole la leggenda che vi si recassero gli àuguri per effettuarvi i loro vaticini osservando il volo degli uccelli, donde il nome; una leggenda più popolare vuole, inoltre, che anche gli aruspici vi eseguissero pratiche magiche poiché, data la ventosità del sito, era facile per questi perdere il copricapo durante le funzioni, ciò che avrebbe costituito grave segno di una presunta collera degli dei, dalla quale le "miracolose" preghiere dei sacerdoti avrebbero "protetto" i fedeli.
Il monte è di grande notorietà per esservisi rifugiati i plebei romani in rivolta (si è parlato per la secessio plebis di un vero e proprio sciopero).  La plebe, rimanendo sulla collina per alcuni giorni e rifiutandosi di dare il solito contributo alla vita della città, ottenne l’istituzione dei tribuni della plebe e degli edili della plebe e l’istituzione di una propria assemblea, il concilium plebis, che eleggeva i tribuni e gli edili plebei. Le delibere dei concilia plebis (plebisciti) avevano valore di legge per i plebei. Sia i tribuni che gli edili della plebe erano inviolabili.
In ricordo dell'evento e a monito per il mantenimento degli accordi pattuiti i plebei eressero sulla cima del monte un'ara dedicata a Giove Terrifico.[6] Forse anche da questo deriva il titolo di "sacro" assegnato al monte.
I disordini furono ricondotti all'ordine dal senatore di rango consolare Menenio Agrippa con il famoso apologo pronunciato nel 494 a.C.: con una metafora come in Esopo, Agrippa paragonò l'ordinamento sociale romano a un corpo umano, nel quale tutte le parti sono essenziali; e, brevemente, ammise che se le braccia smettessero di lavorare lo stomaco non si nutrirebbe e proseguì dicendo che ove lo stomaco languisse, le braccia non riceverebbero la loro parte di nutrimento. 
Venne trovato un compromesso in base al quale venne istituita una carica magistrale a difesa della plebe: il Tribuno della plebe. Questa carica era interdetta ai patrizi e venne sancito con una legge (la Lex Sacrata) il carattere di assoluta inviolabilità e sacralità (sacrosancti) della carica stessa. Vennero quindi eletti i primi due tribuni della plebe, che furono Gaio Licinio e Lucio Albino. A loro volta essi scelsero tre colleghi fra cui un certo Sicinio che aveva avuto un ruolo importante nella rivolta iniziale.[5]
Una seconda rivolta - secessione - si ebbe nel 449 a.C. La plebe si ritirò una seconda volta sul Monte Sacro chiedendo il ripristino del potere dei tribuni della plebe e il diritto d'appello, entrambi sospesi con l'elezione del primo decemmvirato. La plebe tornò quindi in città dove, sul colle Aventino, con l'ausilio del Pontefice massimo Quinto Furio, elesse i propri tribuni. Furono poi eletti consoli Lucio Valerio e Marco Orazio. Durante il loro consolato furono emanate diverse leggi che confermarono e rafforzarono i diritti della plebe. Fra questa le Leges Valeriae Horatiae che riguardavano fra l'altro il diritto di appello, l'inviolabilità dei tribuni della plebe e le modalità delle loro elezioni.
In ricordo di questi eventi, la secessione dell'Aventino fu un atto di protesta attuato da alcuni deputati d'opposizione contro il governo fascista, in seguito alla scomparsa di Giacomo Matteotti il 10 giugno 1924: l’iniziativa consisteva nell'astensione dai lavori parlamentari, riunendosi separatamente.
FINE DELLA REPUBBLICA
Durante il suo consolato dell'88 a.C.Lucio Cornelio Silla passò una serie di leges Corneliae che alterarono radicalmente la struttura della Repubblica. La sua terza legge proibiva ai Comitia Populi Tributa ed all'Assemblea della Plebe di esaminare qualsiasi legge a meno che non fosse inviata alle assemblee da un senatus consultum con una raccomandazione di valutazione favorevole. La sua quarta legge ristrutturava i Comitia Centuriata in modo che la prima classe -- i senatori e i cavalieri più potenti -- avesse quasi il cinquanta per cento del potere di voto. La quinta legge spogliò entrambe le assemblee tribali -- i Comitia Populi Tributa ed all'Assemblea della Plebe -- delle loro funzioni legislative, lasciando la legislazione nelle mani di ristrutturati Comitia Centuriata (alle assemblee tribali rimasero l'elezione di certi magistrati e la conduzione dei processi, ma questi non potevano tenersi se non erano autorizzati da un senatus consultum).
I POPULARES
Queste riforme furono rovesciate dai Populares guidati da Mario e Lucio Cornelio Cinna.  I Populares furono una delle factiones ("partiti" in senso lato) che nella vita politica della Repubblica romana sosteneva le istanze del popolo, costituendo per così dire la "base" dell'autorità dei Tribuni della Plebe, la magistratura che rappresentava gli interessi dei ceti popolari di Roma. I Populares, pur essendo anch'essi espressione della nobilitas, le famiglie che detenevano il potere, furono spesso in conflitto con gli Optimates ("i migliori"), il partito ariistocratico dei Patrizi, che salvaguardavano invece le tradizioni ed i privilegi della classe dominante.
Degli Optimates fece parte anche Marco Tullio Cicerone, che, paradossalmente, era un "uomo nuovo", un homo novus, proveniente cioè da una famiglia in cui nessuno mai aveva rivestito alcuna carica pubblica, in genere plebei e provinciali, osteggiati proprio dagli Optimates.
Non costituendo un 'partito' nel senso moderno del termine si possono definire "populares" quegli esponenti della classe dirigente che furono promotori di provvedimenti per la redistribuzione delle terre demaniali e/o in difesa degli organi di governo del popolo romano, le assemblee e il tribunato della plebe. Ma, essendosi alleati con gli equites, i cavalieri, un ordine sociale (e militare) che rappresentava i ricchi finanzieri e plutocrati, i Popolares favorivano allo stesso tempo i grandi commercianti e i finanzieri
La causa degli ottimati prevalse con la dittatura di Lucio Cornelio Silla (81 a.C.-79 a.C.) durante la quale un numero grande di popolari fu giustiziato con le liste di proscrizione.

LUPERCALIA antica festa di San Valentino 15 febbraio 2015


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