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Saturday, March 14, 2015

TTIP TRATTATO DI LIBERO ECOCIDIO

Un nuovo giro di vite è stato dato alla politica agricola in Europa. Stiamo parlando del Trattato di Libero Scambio tra Stati Uniti e l’Unione europea (UE), meglio conosciuto con il nome di TTIP (acronimo per Transatlantic Trade and Investment Partnership), l‘ombra crescente dell’agro-alimentare che si estende dai campi al piatto. 

Come vampiri assetati di sangue, le multinazionali del settore sono in attesa di banchettare lucrosamente grazie a queste nuove misure di liberalizzazione commerciale.

Ma in cosa consiste il TTIP? Si tratta di un accordo negoziato in segreto per mesi, tenuto nascosto al pubblico [e conosciuto solo grazie a fughe di notizie. N.d.T], in attesa dell’approvazione del Parlamento europeo, e che al momento gode di una campagna di marketing. 

L’obiettivo è armonizzare verso il basso le legislazioni su entrambe le sponde dell’Atlantico, a solo vantaggio delle grandi aziende. Conseguenze: più disoccupazione, più privatizzazioni, meno diritti sociali e ambientali. In definitiva, i nostri diritti serviti al capitale su un piatto d’argento.

E per quanto riguarda agricoltura e cibo? Le aziende del settore, a cominciare da quelle di sementi, allevamento e mangimi, passando per la biotecnologia, per arrivare ai produttori di bevande e alimentazione umana, sono quelle che hanno esercitato le maggiori pressioni a favore del trattato, superando persino le lobby farmaceutica, automobilistica e finanziaria. 

La posta in gioco è importante per multinazionali come Monsanto, Kraft Foods, Coca Cola, Unilever, Bacardi-Martine, Nestlé, Cargill. Su 560 incontri consultivi della Commissione europea per l’approvazione di detto trattato, il 92% è stato realizzato con gruppi di aziende, il resto con i gruppi di interesse pubblico, come indica una relazione del Corporate Europe Observatory.

Se il trattato di libero commercio tra Stati Uniti e Unione europea dovesse essere approvato, quale ne sarebbe l’impatto sulle nostre tavole?

Ancora più OGM (organismi geneticamente modificati)

L’ingresso massiccio di OGM in Europa sarà una realtà. Anche se oggi importiamo già un numero considerevole di alimenti geneticamente modificati (basti pensare in particolare ai prodotti per il bestiame e ai molti prodotti trasformati contenenti derivati della soia e del mais transgenici, come lecitina, olio e farina di soia, sciroppo e farina di mais) l’approvazione del TTIP comporterà un aumento di tali importazioni, specie delle prime, con l’ingresso di OGM attualmente non autorizzati dall’Unione europea.

Bisogna tener conto del fatto che la legislazione negli Stati Uniti è molto più permissiva di quella europea, sia per quanto riguarda le tecniche colturali che per quanto riguarda la commercializzazione degli OGM. Negli Stati Uniti, ad esempio, l’etichetta che identifica un alimento come geneticamente modificato non esiste, a differenza dell’Europa dove, nonostante le limitazioni, la legislazione, almeno teoricamente, impone questa identificazione. 

Inoltre, nell’Unione europea viene coltivato un singolo alimento transgenico per scopi commerciali: il mais MON 810 della Monsanto, nonostante l’impatto ambientale negativo di quest’ultimo che contamina altri campi di mais, tanto convenzionale che biologico. L’80% della produzione è concentrata in Aragona e Catalogna, mentre la maggior parte dei paesi europei l’ha vietato. Negli Stati Uniti, al contrario, la percentuale di questa coltivazione è molto più alta. Ecco perché l’Europa rappresenta una torta allettante per multinazionali come Monsanto, Bayer, Syngenta, Dupont, e il TTIP può trasformare tutto questo in realtà.

Maiale, manzo e latte agli ormoni

Il veto a carne e prodotti derivati da animali trattati con ormoni e tecniche per la velocizzazione della crescita, finora vietati in Europa, sarà revocato, così come quello sull’uso di tali sostanze, con l’effetto che ne deriverà sulla nostra salute.

Negli Stati Uniti, a suini e bovini possono essere prescritti farmaci come la ractopamina, utilizzata come additivo alimentare per ottenere una accelerazione della crescita ponderale dell’animale e maggior vantaggio finanziario per l’industria del bestiame. Nell’UE, l’utilizzo di questo prodotto e l’importazione di animali trattati con lo stesso sono vietati, così come in altri 156 paesi, tra cui Cina, Russia, India, Turchia, Egitto, paesi nei quali i dati disponibili sono considerati insufficienti a escludere rischi per la salute umana. Altri 26 paesi, come Stati Uniti, Australia, Brasile, Canada, Indonesia, Messico, Filippine, invece lo permettono.

Lo stesso scenario si presenterà con l’utilizzo della somatotropina bovina, un ormone somministrato principalmente alle vacche da latte per aumentarne la produttività e ottenere tra il 10 e il 20% di latte supplementare. Tuttavia, gli effetti collaterali associati al suo utilizzo su animali (infiammazione della mammella, aumento dell’ormone della crescita…) sono numerosi, così come quelli sugli esseri umani (alcuni studi lo collegano ad un aumento del rischio di tumori della mammella o della prostata, e alla crescita di cellule tumorali). 

Ecco perché l’Unione europea, il Canada e altri paesi ne proibiscono l’uso e l‘importazione, al contrario di altri paesi, e in particolare gli Stati Uniti. Tra l’altro, l’azienda americana Monsanto, numero uno nel campo delle sementi geneticamente modificate, è l’unica sul mercato a commercializzare questo ormone, sotto il nome commerciale di Posilac. Che coincidenza.

Polli al cloro

La carne di pollo “disinfettata” con il cloro arriverà anche nei nostri piatti. Se in Europa si utilizza un sistema di controllo preventivo delle malattie del pollame, a partire dall’allevamento attraverso tutte le fasi, compresa quella della macellazione, fino alla commercializzazione, gli Stati Uniti hanno scelto di ottimizzare i costi abbassando gli standard di sicurezza alimentare

Così, il pollame allevato e macellato viene sterilizzato solo alla fine della catena, mediante immersione in una soluzione chimica antimicrobica generalmente a base di cloro. In altre parole, gli si fa un “bagno di cloro”, punto. Così i polli sono “puliti”, senza batteri, ben clorurati e il trattamento è molto più conveniente. Ancora una volta, tutto per soldi.

Ma quali conseguenze tutto questo può avere sulla nostra salute? 

A partire dal 1997, l’ingresso nella UE del pollame nordamericano è stato vietato, a causa di questi trattamenti e del pericolo che residui di cloro o altre sostanze chimiche usate per la disinfezione possano persistere nella carne che andremmo a mangiare. L’industria dell’allevamento nordamericana sostiene che questi trattamenti permettono di eliminare i microrganismi patogeni. Tuttavia le infezioni non solo non diminuiscono in modo significativo ma, peggio ancora, l’uso continuato di disinfettanti può, alla fine, generare ceppi di microrganismi resistenti.

Ci viene detto che gli standard di sicurezza alimentare nordamericani sono i più sicuri. Le ricerche non indicano la stessa cosa, visto che negli Stati Uniti ogni anno una persona su quattro, cioè 76 milioni di persone, si ammala a causa di malattie causate dal consumo di cibo. Di questi milioni di persone, 325.000 vengono ricoverati, e 5.000 muoiono. Gli esperti sottolineano come la maggior parte dei casi si sarebbe potuta evitare con miglioramenti nel sistema di controllo alimentare. Ciascuno tragga le proprie conclusioni.

È giunto il momento di dirlo chiaro e forte al TTIP: giù quelle zampe sporche dal nostro cibo!

Traduzione dal francese di Giuseppina Vecchia per Pressenza Questo articolo è stato pubblicato qui

TTIP: giù le zampe dal nostro cibo Esther Vivas Pressenza- International Press Agency 14 marzo 2015  


People Before Profits: Civil Groups Call on MEPs to Scrap TTIP 03.03.2015

Hanno atteso 14 anni, ma adesso hanno vinto. Il mais 1507, una varietà OGM sviluppata da DuPont e Dow, potrà fare il suo ingresso trionfale nell’Unione Europea grazie all’imminente approvazione da parte della Commissione. L’ultimo via libera è arrivato dal Parlamento europeo proprio ieri, con la firma della nuova legge sugli OGM. Ora si attende la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, prevista venerdì e poi la legge entrerà in vigore dopo 20 giorni.

Sono passati mesi dal voto dell’europarlamento che ha lasciato libertà di coscienza agli Stati membri nell’autorizzazione o meno – sul proprio territorio – degli organismi geneticamente modificati. Un voto che secondo alcuni osservatori non fa altro che facilitare l’importazione di sementi biotech nel Vecchio continente. Le associazioni ambientaliste italiane non sono state in grado di guardare al di là dell’arco alpino. Non hanno assunto una posizione in merito alla portata continentale del voto di Bruxelles.

Dopo 10 anni di dominio Monsanto, sbarcano gli OGM degli altri colossi.

Così, il secondo prodotto agricolo ingegnerizzato a varcare le Colonne d’Ercole è già sulla soglia. Funzionari europei che hanno preferito restare anonimi hanno dichiarato di aspettarsi un’accelerazione da parte della Commissione, che presto darà il via libera al mais 1507.

La Francia è tra i contrari alla sua coltivazione, mentre la Gran Bretagna lo introdurrà appena possibile. Finora, il mais MON810 della Monsanto era stato l’unica coltura GM coltivata UE, presente in Spagna e in Portogallo da ormai dieci anni.

Il presidente della Commissione, Jean Claude Junker, ha anche annunciato una revisione del processo di approvazione per gli OGM destinati al consumo animale. Questo porterà all’importazione di nuove varietà.

DuPont e Dow hanno subito dichiarato che il mais 1507 ha soddisfatto tutti i requisiti normativi dell’UE, e dovrebbe essere approvato per la coltivazione senza ulteriori ritardi.

Ma Bart Staes, portavoce dei Verdi europei in tema di sicurezza alimentare, ha detto che la valutazione dei rischi era stata viziata, e la Commissione non aveva il diritto di portare avanti una raffica di nuove autorizzazioni.

«Come ha riconosciuto lo stesso Presidente della Commissione Juncker – ha detto States – vi è la necessità di una riforma più radicale del processo di autorizzazione degli OGM dell’UE».

Ingresso 'trionfale' nell'Ue del mais 1507 15/03/15














Il miele prodotto negli Stati Uniti è pieno di pesticidi. I ricercatori della Boston University hanno individuato delle quantità di glisofato notevolmente superiori ai limiti imposti dalla legge.
Il glisofate è l’ingrediente principale degli erbicidi prodotti dalla Monsanto. Il Round Up oltre ad essere una delle principali cause della moria di milioni di api è un veleno che si sta diffondendo nel nostro corpo.
La causa dell’intossicazione del miele sembra sia dovuta alla cera che le api usano per costruire l’alveare. Infatti il 98% della cera testata è risultata velenosa. Il problema viene ridimensionato quando l’agricoltura è biologica, infatti sono le coltivazioni ogm a scatenare questo circolo distruttivo che ha per obbiettivo l’essere umano.
Dopo il latte materno al glisofato, l’agricoltura biotech ha intossicato anche il miele. Un altro alimento pieno di vita, trasformato dalle sinistre operazioni della Monsanto, diviene un ricettacolo di morte. Vi è un progetto ben preciso, studiato a tavolino, per farci ammalare. Nonostante l’evidenza dei fatti, vi sembra una ipotesi campata in aria? Secondo voi di fronte ad un indebolimento delle difese immunitarie le multinazionali del farmaco si stracciano le vesti, visto che possono aumentare i loro guadagni.
Come possiamo fidarci dei prodotti alimentari che arrivano dagli Stati Uniti? Già abbiamo i nostri problemi con l’agricoltura industriale, perché dobbiamo far circolare liberamente in Europa degli alimenti, magari non ogm, ma imbottiti di quei pesticidi necessari per coltivare gli organismi modificati geneticamente.
Quindi per tutelare la salute è necessario opporsi al Trattato commerciale tra USA ed UE (TTIP), che prevede il libero scambio delle merci dagli Stati Uniti all’Europa e viceversa. Questo accordo di morte non deve passare.

Il miele USA è velenoso: no Monsanto, stop TTIP  Luca Tomberli  24 febbraio 2015

Nepal, mangiano grano al pesticida: famiglia sterminata MARCH 11, 2015

Bt Toxins Found In Monsanto Crops Damage Red Blood Cells MAY 15, 2013

Seeds of Death: Unveiling The Lies of GMO's SEPTEMBER 22, 2013

La Monsanto sta distruggendo un vero e proprio paradiso, rappresentato dall’isola di Molokai, la quinta isola dell’arcipelago delle Hawaii in termini di dimensioni. Scarsamente popolata è soprannominata l’isola amichevole, ed è una delle meno sviluppate, ma vanta comunque tra le più alte scogliere al mondo, raggiungendo 1005 metri sopra il livello dell’Oceano Pacifico.
Visto il carattere amichevole dei suoi abitanti, la Monsanto si è voluta approfittare di loro, promettendo felicità e prosperità ai suoi abitanti, facendo divenire questa isola un laboratorio dove gli abitanti sono trattati come topi da laboratorio, un’isola che, con le sue cascate e le foreste pluviali lussureggianti è da considerarsi una vera e propria perla.
La Monsanto ha messo in piedi una vera e propria boutique, circondata da recinzioni che non ammettono intrusioni, visto che quasi 2000 ettari di terreno vengono utilizzati per la coltivazione del mais transgenico, sul quale viene spruzzata la tossina Bt, creata per permettere agli agricoltori di lottare contro i parassiti senza utilizzare troppi pesticidi, magari condensando in pochi prodotti l’effetto nocivo desiderato. 
I lavoratori della Monsanto, per fare queste sperimentazioni, hanno a disposizione indumenti protettivi dalla testa ai piedi, con l’ausilio di un respiratore, mentre, gli altri abitanti residenti nelle zone limitrofe, non posseggono queste protezioni, “ciucciandosi” le polveri tossiche. Come sempre la Monsanto si difende asserendo che tutto questo non genera alcun danno a cose o persone, ma allora perchè si bardano di tutto punto?
Gli abitanti dell’isola non sono d’accordo, e hanno un punto totalmente diverso della questione, verificando che è simile a quello delle popolazioni dell’India o dell’Argentina, tanto per fare un esempio, popolazioni che hanno subito a loro volta l’aggressione della Monsanto e del suo glisofato altamente tossico. Non basta l’evidenza dei fatti, visto che il popolo dei Molokai accusa sempre di più malattie come diabete, asma e il cancro… 
Un prodotto a base di glisofato è il ben noto Roundup, contenente anche il polyethoxylated tallowamine, o POEA, il quale produce vari effetti nocivi. I lavoratori agricoli, se si strofinano gli occhi, li avranno gonfi, palpebre comprese, inoltre, con la respirazione, un aumento della frequenza cardiaca e della pressione.
Altri effetti riscontrati sono: vomito, diarrea, emolisi (distruzione dei globuli rossi), alterazione dello stato mentale ed edema polmonare. L’ingestione, inoltre, può causare faringite, dolori addominali e al fegato, danni renali, erosioni esofagee e altro ancora. Inoltre, viene influenzato lo sviluppo dei feti, danneggiate le cellule e perturbato il sistema ormonale, visto che il POEA contiene diossina.
I politici si rifiutano di ascoltare, conniventi come sono con le multinazionali come la Monsanto, svendendo la salute dei propri cittadini per un piatto di lenticchie. Questi non sono umani ma alieni, i quali devono modificare l’habitat di questo pianeta per renderlo ospitale alle loro necessità. Sarà fantascienza, ma un virus con la cellula si comporta proprio in questa maniera, e questi personaggi alieni a questa umanità sono un virus che cerca di implementarsi avendo necessità che la vita come la conosciamo venga distrutta.

Ci sono soldi, grossi flussi di denaro e tanti interessi attorno al batterio killer che sta decimando gli ulivi salentini e che minaccia di colpire altri territori in Italia e in Europa. 
Il sostituto procuratore della Repubblica di Lecce Elsa Valeria Mignone, da sempre in prima fila contro i reati ambientali, vuole vederci chiaro. Vuole capire quanti e quali interessi ci stanno dietro alla “Xylella fastidiosa” (così si chiama il batterio) e alla mattanza degli alberi. 
Il fascicolo è contro ignoti. Il giallo è ancora troppo fitto e l’inchiesta solo all’inizio. Non è stato stabilito di preciso cosa abbia infettato, nella sola provincia di Lecce, un milione di ulivi, il 10 per cento di quelli presenti sul territorio. Non solo. Un nuovo focolaio è comparso di recente in provincia di Brindisi, ad Oria. 
La questione è finita anche nel terzo rapporto sui crimini agroalimentari in Italia elaborato dall’Eurispes. La relazione che il giornalista e sociologo Luigi Russo ha fornito al presidente del comitato scientifico dell’osservatorio, il magistrato Giancarlo Caselli, ex capo delle Procure di Palermo e Torino, si concentra sul convegno organizzato dal 18 al 22 ottobre del 2010 dall’“Istituto agronomico mediterraneo” (Iam) di Valenzano, in provincia di Bari.
In quel momento fu introdotta per la prima volta in Puglia, e in Italia, a scopi scientifici, la Xylella fastidiosa: “Questo patogeno, altamente distruttivo per diverse specie di interesse agrario (vite, agrumi), non è attualmente presente in Europa, pertanto è inserito nella lista A1 dei patogeni da quarantena” si precisava all’epoca nella presentazione, paventando il rischio della sua comparsa sul territorio nazionale.
Quello che più fa strano, anche agli stessi inquirenti, è che il contagio abbia iniziato a diffondersi a ridosso del workshop. Al termine del seminario, una email rivolta ai partecipanti ha spiegato che, a Bari, nel 2010 il batterio era già presente nei laboratori interessati e nella disponibilità dei ricercatori.
Per cercare di fare chiarezza è stato sentito dal personale della forestale il dottore Jaap Janse (del dipartimento centrale olandese del laboratorio di diagnostica), cioè uno dei docenti dei corsi sull’individuazione della malattia, sui metodi di identificazione e sul monitoraggio del vettore. Lo studioso ha affermato, in relazione al workshop, che si trattò di un corso per formare operatori in grado di eseguire una diagnosi rapida ed accurata della “peste dell’ulivo”, con la partecipazione di scienziati ed esperti batteriologi .
Ci sono poi le coincidenze contro cui puntano il dito gli stessi ambientalisti dal 2008 e cioè il fatto che la multinazionale Monsanto, colosso mondiale della produzione di sementi transgeniche, si occupa anche della selezione di specie resistenti al batterio riscontrato in Puglia. E lo fa attraverso “Allelyx”, società partecipata che ha per nome proprio l’anagramma di “Xylella”.

A TAVOLA CON L'ESTINZIONE Olio, banane e sushi a rischio MARCH 10, 2015









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