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Saturday, October 15, 2016

SNOWDEN

Il film, nelle sale dall'1 dicembre, racconta le vicende di quella che il regista chiama "la più grande azione di sorveglianza di massa.

C’è molta passione nelle parole di Oliver Stone quando parla del suo Snowden, il film che racconta i nove anni cruciali della vita dell’informatico dell’ NSA (Agenzia di Sicurezza Nazionale) che ha il volto di Joseph Gordon-Levitt

Dal suo reclutamento nella CIA alla decisione di fornire alla stampa documenti e rivelazioni che riguardavano quello che Stone definisce senza giri di parole “la più grande azione di sorveglianza di massa”. 

Uscito un mese fa negli Stati Uniti dividendo i critici e ignorato dal grande pubblico (“il governo è anni che gli fa il lavaggio del cervello”), Snowden è un atto d’accusa nei confronti dell’amministrazione Obama, un tentativo di mettere in guardia lo spettatore dai rischi di questo “Grande fratello”, ma soprattutto un ritratto di quello che Stone definisce “l’uomo che alcuni avrebbero impiccato e altri avrebbero candidato al Nobel”.


Pochi mesi dopo che Edward Snowden aveva trovato asilo in Russia il suo avvocato Anatoly Kucherena, ha contattato il regista di Nato il quattro luglio Platoon perché voleva che Stone raccontasse la sua storia; a Mosca si è svolto il primo di nove incontri dai quali è nato il film. “Più Ed mi raccontava più mi sono reso conto di quanto fosse importante fare questo film. Nessuno aveva queste informazioni, tranne i giornalisti a cui le aveva date, e mi sono reso conto che molte delle cose dette non erano state comprese a fondo perché dal punto di vista tecnico sono piuttosto complicate. In qualche modo il messaggio è stato ucciso dal messaggero, noi ci siamo sforzati di renderlo il più chiaro possibile. Cosa sapeva, come aveva ottenuto quelle informazioni… abbiamo fatto un tentativo affinché il pubblico americano diventasse consapevole della situazione. Non credo che gli americani abbiano capito davvero quello che è successo, sono più preoccupati per il loro Iphone, il fenomeno è più imponente di quanto si possa immaginare, non si tratta di Pokemon o di quello che compriamo su Ebay. E’ molto più che questo”.

E la situazione secondo Oliver Stone è piuttosto grave e pericolosa: “Non si tratta di sorveglianza di massa per prevenire il terrorismo, ma di un sistema di controllo sui civili di tutto il mondo, è questo il tema… tutte le informazioni che il governo degli Stati Uniti raccoglie sugli altri paesi è utilizzato per influenzare la politica altrui non solo quella dei regimi totalitari di Siria, Iraq, Libia, sono interessati a quello che accade in Russia, Cina, Iran. E quello che fa veramente paura è questa tendenza senza fine di voler sistemare le cose alla maniera americana”.



A chi gli chiede se il percorso di Edward Snowden, da figlio diligente di una famiglia di tradizione militare a responsabile di quello che alcuni definiscono il più grosso atto di tradimento della storia degli Stati Uniti, è in qualche modo simile al suo, Oliver Stone, 70 anni appena compiuti, risponde: “Ci sono similitudini tra la sua vita e la mia anche se con me le cose sono andate più lentamente. Io sono cresciuto in un ambiente conservatore, l’esperienza in Vietnam è stata uno choc ma mi ci è voluto molto più tempo per capirne la portata. Quando, negli anni Novanta sotto l’amministrazione Reagan, sono stato in Centro America ho capito cosa stava accadendo ed è come se mi fossi svegliato. E poi ho passato molti anni a studiare la storia americana e ne ho fatto un lungo documentario a puntate. Pochi mesi dopo averlo finito è esploso il caso Snowden”.

La grande sfida per Stone, oltre a quella di ottenere il budget necessario per il film (che di fatto è una coproduzione europea senza l’intervento di alcuna major americana), era riuscire ad essere fedele alla storia di Snowden pur realizzando un film di finzione. “E’ stato difficile ma io so che tutta questa storia di finzione è basata sulla realtà perché Snowden ce l’ha raccontata e poi noi gli abbiamo dato una forma – dice Stone che firma la sceneggiatura con Kieran Fitzgerald - Abbiamo dovuto trasformare un lungo racconto tecnico in un film che fosse thriller, storia d’amore, e di conseguenza abbiamo preso delle decisioni su cosa tenere dentro e fuori, ma credetemi: tutto quello che si vede nel film Ed lo ha fatto, passo dopo passo. Snowden ha letto la sceneggiatura e ha visto il film due volte e ha contribuito al lavoro con delle annotazioni tecniche, è contento del risultato e lo reputa veritiero per quello che può essere un film di due ore che racconta nove anni di vita”.

Sull’aspetto della storia d’amore con la fidanzata Lindsay Mills, interpretata da Shailene Woodley, Stone vuole essere chiaro: “Non c’è nulla di inventato nella relazione di Ed con Lindsay. I media non hanno capito l’importanza del suo ruolo, era l’unica con cui negli anni aveva potuto confrontarsi ed è colei che lo ha conservato come essere umano, che gli ha permesso di non trasformarsi in un robot. Molti spettatori potrebbero pensare che l’abbiamo romanzata per ragioni di fiction invece è tutto vero”.

E sulla campagna presidenziale in corso Oliver Stone non nasconde il suo disappunto: "E’ un anno che rispondo a domande sulla campagna presidenziale. Tutti in Europa siete sconcertati per la candidatura di Donald Trump, ma io non credo proprio possa farcela. Però occupandovi di Trump perdete di vista la questione perché l'alternativa, ovvero Hillary Clinton non è certo meglio. Lei rappresenta il sistema statunitense in tutte le sue forme e sarà sicuramente più dura e militarista di Obama. E' la Clinton la responsabile di quello che è successo in Libia, Iraq, Siria ed Honduras e non credo proprio che in lei ci sia alcun spirito di riforma". 


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